Perché si sceglie di lavorare da dipendente?

Oggi il mondo del lavoro non è propriamente in salute. L’onda lunga della crisi ha colpito moltissimi settori, ambiti anche molto lontani tra loro. Le nuove generazioni convivono con un senso di sfiducia nei confronti degli organi preposti a garantire l’occupazione. Si dice spesso che l’epopea del “posto fisso” è finita e che il traguardo di un lavoro stabile sia percepito come qualcosa di sempre più difficile da raggiungere.

La domanda alla quale si ripropone di rispondere questo articolo, dunque, va letta in questo contesto socio-economico: “Perché si sceglie di lavorare da dipendente?“. Questo quesito in genere porta con sé una sorta di sotto-testo. In questo “asterisco implicito” c’è anche una sorta di accezione negativa: il lavoro dipendente sarebbe più “alienante” di quello autonomo, e regalerebbe meno soddisfazioni ed emozioni. Si tratta di una mezza verità.

Da un lato possiamo considerare vero che il dipendente sia un sottoposto che deve appunto sottostare ad una serie di regole senza avere margine di azione, dall’altro non si può procedere ad una immediata equazione tra un lavoro da dipendente ed un appiattimento generale della nostra vita. Dipende ovviamente da molti fattori, quali la nostra indole, la tipologia di lavoro, il rapporto coi propri superiori e molti altro.

Inoltre il lavoro “autonomo” è tutt’altro che privo di insidie, anzi porta con sé problematiche opposte ma di altrettanto difficile risoluzione. Lavorare da dipendente vuol dire innanzitutto non dover convivere con la responsabilità di essere il capo e avere molte (ma molte) più cose a cui pensare. Portare a casa un onesto stipendio svolgendo un certo tipo di lavoro, dunque, può essere un’ottima soluzione per evitare e patemi. Per trovare una realizzazione più completa di sé si possono svolgere mille altre attività, lontano dal posto di lavoro. Quindi scegliere di lavorare da dipendente può avere decisamente i suoi vantaggi.